Recensione: “Nostalgia del sangue”

Nostalgia del sangue
Buongiorno wordsbookiani!
Cosa mi raccontate di bello? La scorsa settimana ho letto tantissimo e tra le varie letture c’era NOSTALGIA DEL SANGUE di DARIO CORRENTI edito da Giunti. Per chi mi segue sui social non sarà una novità ma, per chi mi legge solo ora, legata a questo romanzo c’era un iniziativa davvero carina. Ogni giorno (per la durata della lettura) vi ho mostrato qualcosa che riguardava questo romanzo, qualche piccolo indizio: una foto, una citazione, una descrizione. Insomma vi ho portato con me pagina dopo pagina e sono contenta che finalmente trovo il tempo per parlavene meglio.

 

IL LIBRO

Nostalgia del sangue NOSTALGIA DEL SANGUE
di Dario Correnti


Editore: Giunti • Data d’uscita: 17 gennaio 2018
Formato: Cartaceo • Prezzo: € 19,00 • Pagine: 544


TRAMA: Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un’omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia.
Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il ”vampiro di Bottanuco”, il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all’orrore.
Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi ”cretinosi”, è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti.
A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, la coppia più bella mai creata dal noir italiano: Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, etico e amaro come molte classiche figure della narrativa d’azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta ”Piattola”. Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l’ha segnata nell’infanzia e non potrà abbandonarla mai, eppure intelligentissima, intuitiva, veramente dotata per un mestiere in cui molti vanno avanti con tutt’altri mezzi, Ilaria è il personaggio del quale ogni lettrice e lettore si innamorerà.
Un uomo anziano e una ragazza rappresentanti emblematici delle due categorie più deboli della società italiana di oggi, uniscono la loro fragilità e le loro impensabili risorse per raccogliere la sfida lanciata dal male.

 

IL MIO PENSIERO

Quest’anno mi sono buttata moltissimo sui thriller e Nostalgia del sangue mi aveva attirato subito. Ambientato nella stessa zona dove abito io, mi incuriosiva e mi inquietava alla stesso tempo. Avevo un po’ paura di non riuscire a chiudere occhi ma il nostro autore è stato in grado di catturarmi e tenermi incollata alle pagine ma senza terrorizzarmi. Non avevo aspettative quando ho iniziato la lettura, l’autore non lo conoscevo e quindi non mi sono lasciata a pregiudizi inutili e la lettura è andata davvero bene.
 
Le valli di Bergamo fanno da scenario a questo romanzo. Un nuovo assassino si aggira nella zona e, spinto da chissà quale moto, imita Vincenzo Verzeni il primo serial killer italiano. La storia segue il caso con diversi flashback sul passato di Verzeni. Nonostante le cinquecento pagine, la storia prende molto e con la voglia di scoprire chi sia il colpevole, il romanzo si conclude in pochissimo tempo. A migliorare ancora di più il racconto, per me è stato il punto di vista da cui viene raccontata l’intera storia. Non ci troviamo nella mente dell’assassino o dalla parte del detective (come capita spesso), ma il tutto accade sotto gli occhi di due giornalisti di nera che rendono la lettura scorrevole e a tratti meno angosciante.
 
Ilaria Piatti è alle prime armi con il giornalismo, ma ce l’ha nel sangue. Incurante di quello che pensa la gente, sente un fortissimo richiamo per “la nera” e grazie all’aiuto di Marco Besana, grande firma del giornale presso il quale lavora, inizia a scrivere articoli da prima pagina seguendo il caso. È proprio da lei che parte l’idea dell’imitatore di Verzeni, ed è proprio lei che metterà assieme la maggior parte degli indizi. È un personaggio che mi è piaciuto fin dalla prima pagina. Una donna insicura ma che segue con passione il suo lavoro, con un passato davvero brutto è riuscita comunque a trovare il suo posto e alla fine di questa avventura cresce davvero moltissimo.
 
Anche Besana non mi è dispiaciuto. Giornalista ormai prossimo alla pensione, vive per il suo lavoro. Seguendo questo caso mette tutto se stesso e scopre un lato di se stesso che, nonostante l’età, ancora non conosceva. Con un divorzio difficile alle spalle, tra una ricerca e l’altra per il caso, cerca di riavvicinarsi al figlio Jacopo.
 
Ho apprezzato molto che l’autore non abbia deciso di incentrare tutta la narrazione sugli omicidi. Mi è piaciuto molto poter divagare e conoscere i protagonisti e le loro vite. Perchè tutto questo non ha tolto niente alla suspense e alla voglia di scoprire l’assassino ma ha reso la lettura più viva.
 
Un thriller davvero coinvolgente e avvincente. Capace di non farti alzare gli occhi dalla lettura finché non sei arrivato al finale. Un finale che non mi aspettavo sotto un certo punto di vista. Perché… beh non posso svelarvi come mai altrimenti vi rovino la lettura ma vi dico solo che… niente è come sembra.

 

Il mio giudizio: 4/5
 
★ ★ ★ ★ ☆

 

E voi cosa ne dite, lo leggerete?
Ciaoooooo!!
 

Clarissa
9 febbraio 2018

RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT